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lunedì 22 ottobre 2012

Finché morte non vi separi

Mi è capitato, ieri pomeriggio, durante uno zapping, di fermarmi su uno dei momenti del contenitore pomeridiano domenicale di Rai 1, condotto da Lorella Cuccarini. Si parlava di femminicidio, una parola purtroppo frequente in questi giorni. Le recenti statistiche indicano che, nel nostro Paese, una donna viene uccisa ogni due giorni. Omicidi passionali, li si definiscono. Solitamente si tratta di casi di donne che hanno lasciato i loro uomini i quali non si rassegnano a perdere l'OGGETTO del loro (PRESUNTO) amore.
Nel corso della trasmissione, durante il dibattito, è emerso che dietro questi eventi criminali ci sono tradizioni e culture radicate difficili da estirpare.
Ieri sera, poi, mentre mi intrattenevo su Facebook, ho trovato postato questo Decalogo. A dire il vero, era oggetto di ilarità e sberleffo.
Io però mi sono indignata. Io sono nata nel 1961. So che cosa era la famiglia prima dell'introduzione del Nuovo Diritto di Famiglia (1975). So che cosa era il delitto d'onore, in vigore nel nostro Codice Penale fino al 1981.
So che cosa i sacerdoti suggerivano alle mogli vittime, insieme ai loro figli, delle quotidiane violenze dei loro mariti.
Io credo che anche questo decalogo, in buona parte, sebbene risalente a più di cinquanta anni fa, abbia contribuito a costruire e a radicare quella mentalità, che vuole la donna succube del proprio uomo, così difficile da superare.

"Decalogo Dell'Azione Cattolica Per Le Mogli, Pubblicato Nel 1960

Vi siete sposata davanti a Dio e agli uomini.
Dovete essere all’altezza della vostra missione.

LA SERA QUANDO RIENTRA
Preparate le cose in anticipo, in modo che lo attenda un pasto delizioso.
E’ un modo per fargli sapere che avete pensato a lui e che vi prendete a cuore i suoi bisogni.

SIATE PRONTA
Prendete quindici minuti per riposare al fine di essere distesa.
Ritoccate il trucco, mettete una fascia tra i capelli e siate radiosa e Avvenente.
Ha passato la giornata in compagnia di gente oberata di fastidi e di lavoro.
Occorre rallegrare la sua dura giornata, ed è uno dei vostri doveri fare in modo che ciò avvenga. Vostro marito avrà la sensazione di essere approdato a un porto quieto, e questo renderà parimenti felice anche voi.
In definitiva, vegliare sul suo benessere vi procurerà soddisfazione una personale.

RIDUCETE AL MINIMO OGNI RUMORE
Al suo arrivo, eliminate tutti i rumori degli elettrodomestici: lavatrice, asciugabiancheria o aspirapolvere. Incoraggiate i bambini a stare buoni.
Accoglietelo con un sorriso caloroso e mostrate sincerità nel vostro desiderio di piacergli.

ASCOLTATELO
E’ possibile che abbiate una dozzina di cose importanti da dirgli, ma non è il momento opportuno quello in cui lui fa ritorno a casa. Lasciatelo parlare per primo, ricordate che i suoi argomenti di conversazione sono più importanti dei vostri.

NON VI LAMENTATE MAI SE RIENTRA TARDI
O se esce per cena o per andare in altri luoghi di divertimento senza di voi.

NON ACCOGLIETELO CON LAMENTELE E PROBLEMI
Ricevetelo con tutti i comfort. Proponetegli di rilassarsi su una sedia comoda, o di andare a stendersi in camera da letto. Parlate con voce dolce, tranquillizzante.
Non fategli domande e non mettete mai in discussione il suo giudizio o la sua integrità.
Ricordate che è il padrone di casa e che, in quanto tale, eserciterà sempre la sua volontà con giustizia e onestà.

QUANDO HA FINITO DI CENARE SPARECCHIATE LA TAVOLA E LAVATE
RAPIDAMENTE I PIATTI
Se vostro marito si offre di aiutarvi, declinate la sua offerta, perché si sentirebbe obbligato a ripeterla in seguito, e dopo una giornata lunga e faticosa non ha affatto bisogno di lavoro supplementare. Incoraggiatelo a dedicarsi ai suoi passatempi preferiti e mostrategli di essere interessata senza tuttavia dare l’impressione di sconfinare nel suo territorio.
Fate in modo di non infastidirlo parlandogli, perché gli interessi delle donne sono spesso piuttosto
insignificanti in confronto a quelli degli uomini.
Una volta che vi siete ritirati in camera entrambi, preparatevi a mettervi a letto prontamente.

NELL’ANDARE A CORICARVI, ASSICURATEVI CHE IL VOSTRO ASPETTO
SIA A SUO MEGLIO
Cercate di avere un aspetto avvenente, ma non conturbante. Se dovete mettervi della crema o dei bigodini, attendete che si sia addormentato, perché potrebbe essere uno shock per lui addormentarsi davanti a un tale spettacolo.

PER QUEL CHE CONCERNE LE RELAZIONI INTIME CON VOSTRO MARITO
E’ importante ricordare le promesse di nozze, e in particolare l’obbligo di obbedirgli.
Se ritiene di avere bisogno di dormire immediatamente, che sia così. Lasciatevi sempre guidare dai suoi desideri e non fate in alcun modo pressione su di lui per provocare o stimolare una relazione intima.

SE VOSTRO MARITO SUGGERISCE L’ACCOPPIAMENTO
Accettate allora con umiltà, tenendo a mente che il piacere dell’uomo è più importante di quello della donna. Quando raggiunge l’orgasmo, un piccolo gemito da parte vostra lo incoraggerà, e sarà sufficiente per indicare ogni forma di piacere che possiate avere provato.

SE VOSTRO MARITO SUGGERISCE UNA QUALUNQUE TRA LE PRATICHE
MENO CORRENTI
Mostratevi obbediente e rassegnata, ma indicate un’eventuale mancanza di entusiasmo osservando il silenzio. E’ possibile che vostro marito si addormenti allora rapidamente: ricomponetevi, rinfrescatevi e mettete la crema da notte e i prodotti per i capelli.

POTETE QUINDI PUNTARE LA SVEGLIA
Al
fine di essere in piedi un po’ di tempo prima di lui, la mattina.

Questo gli consentirà di avere la tazza di tè del mattino a disposizione non appena si sveglierà."

giovedì 24 febbraio 2011

Esempio di tema svolto (Prima prova d'esame)

"L'industrializzazione ha distrutto il villaggio, e l'uomo che viveva in comunità è diventato folla solitaria nella megalopoli. [...]"
Svolgimento


L'evoluzione dei comportamenti umani e sociali provocata dalla industrializzazione ha reso sempre più difficile il dialogo tra le persone e ha ridotto la possibilità di partecipare attivamente alle vicende della comunità di appartenenza.
Un tempo, nel borgo medioevale, ad esempio, vi erano molte più possibilità di incontro e di comunicazione diretta tra gli abitanti di uno stesso luogo, per quanto non vi fossero tecniche e strumenti di comunicazione sviluppati come quelli odierni.
Le relazioni erano molto più semplificate e si tendeva a partecipare alle gioie e alle sofferenze quotidiane dei propri vicini.
Paradossalmente, lo sviluppo delle tecnologie e delle comunicazioni ha reso le persone più isolate: si ha la possibilità di assistere ad un evento che accade a migliaia di chilometri o di comunicare con chi risiede dall'altra parte del globo ma ci si dimentica di guardarsi negli occhi o di parlare con il proprio dirimpettaio.
Ciascuno si sente estraneo rispetto agli altri e anche rispetto a sé stesso.
Ci si abitua ad assistere passivamente agli eventi del mondo e si smette di esercitare la propria capacità critica, assumendo ruoli e funzioni codificate dai mass-media ed imposte dalla società dei consumi.
Allude a questo, probabilmente, Tamburrano, quando scrive che "è cosa molto diversa guardare i fatti del mondo passivamente o partecipare ai fatti di comunità."
Ciò può voler auspicare la costruzione di un nuovo rapporto con la comunità circostante, imparando ad ascoltare e ad ascoltarsi, liberi dai condizionamenti di chi impone modelli formali che spersonalizzano l'individuo e lo rendono elemento di un sistema che appiattisce ed omologa, disprezzando le vitalità e le differenze individuali.

martedì 28 settembre 2010

Psicologia e teoria psicoanalitica


L’ENIGMA CHE SIAMO
"<< Ho passato trent’anni a scavare nelle coscienze, nel grande mistero dell’uomo, >> mi confida un neuropsichiatra << ma le zone buie sono ancora molto più vaste di quelle che mi pare d’avere rischiarato.  Un giorno viene da me un uomo con il braccio destro paralizzato. Era una paralisi isterica, non provocata da un trauma, da un incidente, ma da un’alterazione di nervi. L’avevano già curato alcuni miei colleghi, senza risultato. Decido di trattarlo con l’ipnosi. Tanto per spiegarmi con te, che di medicina non sai niente, ti dirò che volevo convincerlo, sotto il trattamento d’ipnosi, a rendersi conto che il braccio non era malato e che, per recuperarlo, sarebbe bastato trasmettergli l’ordine di muoversi. Così è stato infatti. Una guarigione rapida, quasi miracolosa. Il mio cliente guardava muoversi il suo braccio e piangeva per l’emozione. Bene, neanche dieci giorni dopo quell’uomo timido e quieto va a casa, apre il cassetto in cucina, prende un coltello con venti centimetri di lama e lo pianta nel ventre della moglie. Hai capito che cosa era successo? >>
Rispondo di no, che non ho capito niente, che mi sembra solo il delitto di un pazzo. << Eh no, >> riprende il medico << la faccenda è più complessa. Quell’uomo da tempo odiava la moglie e nell’inconscio aveva già stabilito di ucciderla. La paralisi era stata, senza che lui lo sapesse, la sua difesa. Insomma, il delitto gli ripugnava, ma, terrorizzato dal pensiero di poterlo compiere in un momento di follia, aveva bloccato con la paralisi il braccio destro. Ed ora, recuperato il braccio, tolto il freno che la coscienza gli aveva misteriosamente imposto, aveva ucciso. Vedi che enigma siamo? >>”
 Vittorio Buttafava: "La fortuna di vivere - Taccuino", Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1982, Pagg. 79 - 80 (Prima Edizione: Rizzoli Editore, Milano, 1981) 

"Abbiamo dentro, tutti, una ferita piccola o grande che non osiamo scoprire, che ci farebbe gridare di dolore solo a sfiorarla. Meglio lasciarla lì, nel silenzio, in attesa che diventi una cicatrice."
Vittorio Buttafava: "Una stretta di mano e via", Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1978, Pag. 30 (Prima Edizione: Rizzoli Editore, Milano, 1976) 


"Forse passerà [...] una mattina, a salutare. Solo a salutare, niente di importante. Non servirebbe a niente comunque, perché lei lo sa benissimo, lo sa bene quanto lui che è l'amore, imperfetto e disordinato, a tenerli separati, proprio mentre in qualche modo li unisce [...]."
La citazione, tratta dal romanzo "Gente senza storia" di Judith Guest (Traduzione di Masolino d'Amico, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1977, pg. 277), si riferisce alle difficoltà relazionali tra  una madre e un figlio coivolti in una tragedia familiare, ovvero la morte del figlio primogenito, amatissimo dalla madre e modello di riferimento per il fratello. Evidenzia la necessità, in alcuni casi, di rimanere lontani, anche se ci si vuole bene, perché restando vicini si soffrirebbe troppo.
E' una situazione che può riguardare non solo le relazioni tra madri e figli, ma tutte le tipologie di relazione, comprese quelle amicali.
L'amore verso gli altri non è sempre lineare, chiaro, perfetto. 
A volte è complicato, doloroso, difficile. Al punto da richiedere una separazione, per evitare di continuare a farsi del male.



LE FASI DELLO SVILUPPO PSICOSESSUALE  SECONDO LA TEORIA FREUDIANA

Alla nascita il bambino possiede solo l’Es. Perciò i più piccoli vogliono e basta. Presto però si sviluppa l’Io e il bambino impara a controllarsi in relazione al mondo esterno e a pianificare le strategie di appagamento dei desideri. Il primo nucleo del Super-Io invece si forma solo verso i 3 – 4 anni, quando il bambino comincia ad interiorizzare i valori dei genitori e dell’ambiente sociale.
Nel corso dello sviluppo non si assiste solo alla comparsa dell’Io e del Super-Io, ma anche a trasformazioni nel funzionamento dell’apparato psichico. In conseguenza soprattutto della maturazione biologica, si sposta la fonte delle stimolazioni in grado di risvegliare le pulsioni di ’Eros. Il bambino ora è più sensibile alle stimolazioni piacevoli che vengono ora da una parte del corpo ora dall’altra e orienta diversamente la sua carica libidica. Secondo Freud si succedono cinque fasi psicosessuali, in ciascuna delle quali è investita una specifica zona corporea.
1)   Fase orale (0 – 1 anno) Il centro di piacere è la zona orale: lingua, cavo orale. E’ il periodo dell’allattamento. Il bambino, secondo Freud, in questa fase sviluppa attaccamento per la persona che soddisfa le sue pulsioni orali, di regola la madre.
2)   Fase anale (1 – 3 anni) E’ il periodo in cui il bambino impara a controllare gli sfinteri. L’ano diventa sensibile perché l’innervazione di quella zona sta maturando per consentire il controllo volontario dei muscoli. Anche fatti sociali contribuiscono a concentrare l’attenzione del bambino in quell’area del corpo, perché i genitori cominciano a chiedergli di trattenere i suoi bisogni fisiologici e decidere il momento per espletarli.
3)   Fase fallica (3 – 5 anni) La sensibilità si sposta sui genitali. Il fenomeno più importante di questo periodo è il complesso di  Edipo, descritto in maniera convincente per i maschi e più fumosa per le femmine. Il bambino comincia a vedere vagamente nella madre un oggetto sessuale. Non si tratta di pensieri e propositi precisi, ma di sentimenti sfumati, essenzialmente inconsci. Il padre, che può accedere al corpo della madre con una facilità a lui non concessa (ad esempio, dorme con lei), appare una specie di rivale in amore. Tuttavia è anche figura potente, da temere, che può punirlo e persino castrarlo. Perciò il bambino è combattuto tra principio del piacere e desiderio della madre da una parte e dall’altra principio di realtà e rispetto del padre. Come reazione di difesa, per vincere l’ansia che ne deriva, si identifica con il padre e cerca di diventare come lui, nei pensieri e nei comportamenti. Così si sente sicuro, perché lo asseconda e ne assume la forza. E’ qui che comincia l’interiorizzazione dei valori adulti e si forma il primo nucleo di coscienza morale, del Super-Io.
4)   Fase di latenza (5 – 12 anni) E’ un periodo di calma, di ricomposizione e preparazione all’ondata evolutiva successiva.
5)   Fase genitale  (12 – 18 anni) La pubertà risveglia l’interesse sessuale. Il grande cambiamento di questo periodo è lo spostamento all’esterno del proprio corpo della parte di eccitazione, che porta all’amore eterosessuale e alla sessualità matura.

Il percorso verso la maturità sessuale non è scontato e privo di problemi. In ciascuna fase occorre un giusto grado di gratificazione, le pulsioni non devono trovare scarsa soddisfazione, né troppa. Altrimenti si può avere fissazione: il bambino continua a investire quella zona corporea anche andando avanti con gli anni.
Lo sviluppo psicosessuale per Freud condiziona non solo la sfera specifica della sessualità, ma tutto il mondo affettivo dell’individuo e la formazione della personalità. Ad esempio, una persona che si è fissata in fase orale, da adulta potrà essere un fumatore o mangiare molto e ingrassare. Continua a cercare soddisfazione con la stimolazione orale e questo influisce sui suoi comportamenti, le scelte che fa e la personalità. […]
Considerata nel suo complesso, la teoria di Freud va lasciata così com’è: meglio prenderla come una descrizione suggestiva dell’esperienza psicologica, che può fare da ricca fonte di suggerimenti per la ricerca, e non come una vera e propria teoria scientifica. Più che teorie scientifiche, infatti, produce una lettura della realtà osservata (soprattutto esperienze cliniche e di malattie mentali e psicoterapia) secondo un dato linguaggio, uno dei tanti modi di raccontare la realtà.

(Brano tratto da: Adele Bianchi – Parisio Di Giovanni: “Psicologia in azione”, Paravia Bruno Mondadori Editore, Torino, 2000, pgg. 438, 439, 440.)

Psicologia e teoria psicoanalitica

L’ENIGMA CHE SIAMO
"<< Ho passato trent’anni a scavare nelle coscienze, nel grande mistero dell’uomo, >> mi confida un neuropsichiatra << ma le zone buie sono ancora molto più vaste di quelle che mi pare d’avere rischiarato.  Un giorno viene da me un uomo con il braccio destro paralizzato. Era una paralisi isterica, non provocata da un trauma, da un incidente, ma da un’alterazione di nervi. L’avevano già curato alcuni miei colleghi, senza risultato. Decido di trattarlo con l’ipnosi. Tanto per spiegarmi con te, che di medicina non sai niente, ti dirò che volevo convincerlo, sotto il trattamento d’ipnosi, a rendersi conto che il braccio non era malato e che, per recuperarlo, sarebbe bastato trasmettergli l’ordine di muoversi. Così è stato infatti. Una guarigione rapida, quasi miracolosa. Il mio cliente guardava muoversi il suo braccio e piangeva per l’emozione. Bene, neanche dieci giorni dopo quell’uomo timido e quieto va a casa, apre il cassetto in cucina, prende un coltello con venti centimetri di lama e lo pianta nel ventre della moglie. Hai capito che cosa era successo? >>
Rispondo di no, che non ho capito niente, che mi sembra solo il delitto di un pazzo. << Eh no, >> riprende il medico << la faccenda è più complessa. Quell’uomo da tempo odiava la moglie e nell’inconscio aveva già stabilito di ucciderla. La paralisi era stata, senza che lui lo sapesse, la sua difesa. Insomma, il delitto gli ripugnava, ma, terrorizzato dal pensiero di poterlo compiere in un momento di follia, aveva bloccato con la paralisi il braccio destro. Ed ora, recuperato il braccio, tolto il freno che la coscienza gli aveva misteriosamente imposto, aveva ucciso. Vedi che enigma siamo? >>”
 Vittorio Buttafava: "La fortuna di vivere - Taccuino", Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1982, Pagg. 79 - 80 (Prima Edizione: Rizzoli Editore, Milano, 1981) 

"Abbiamo dentro, tutti, una ferita piccola o grande che non osiamo scoprire, che ci farebbe gridare di dolore solo a sfiorarla. Meglio lasciarla lì, nel silenzio, in attesa che diventi una cicatrice."
Vittorio Buttafava: "Una stretta di mano e via", Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1978, Pag. 30 (Prima Edizione: Rizzoli Editore, Milano, 1976) 


"Forse passerà [...] una mattina, a salutare. Solo a salutare, niente di importante. Non servirebbe a niente comunque, perché lei lo sa benissimo, lo sa bene quanto lui che è l'amore, imperfetto e disordinato, a tenerli separati, proprio mentre in qualche modo li unisce [...]."
La citazione, tratta dal romanzo "Gente senza storia" di Judith Guest (Traduzione di Masolino d'Amico, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1977, pg. 277), si riferisce alle difficoltà relazionali tra  una madre e un figlio coivolti in una tragedia familiare, ovvero la morte del figlio primogenito, amatissimo dalla madre e modello di riferimento per il fratello. Evidenzia la necessità, in alcuni casi, di rimanere lontani, anche se ci si vuole bene, perché restando vicini si soffrirebbe troppo.
E' una situazione che può riguardare non solo le relazioni tra madri e figli, ma tutte le tipologie di relazione, comprese quelle amicali.
L'amore verso gli altri non è sempre lineare, chiaro, perfetto. 
A volte è complicato, doloroso, difficile. Al punto da richiedere una separazione, per evitare di continuare a farsi del male.



LE FASI DELLO SVILUPPO PSICOSESSUALE  SECONDO LA TEORIA FREUDIANA

Alla nascita il bambino possiede solo l’Es. Perciò i più piccoli vogliono e basta. Presto però si sviluppa l’Io e il bambino impara a controllarsi in relazione al mondo esterno e a pianificare le strategie di appagamento dei desideri. Il primo nucleo del Super-Io invece si forma solo verso i 3 – 4 anni, quando il bambino comincia ad interiorizzare i valori dei genitori e dell’ambiente sociale.
Nel corso dello sviluppo non si assiste solo alla comparsa dell’Io e del Super-Io, ma anche a trasformazioni nel funzionamento dell’apparato psichico. In conseguenza soprattutto della maturazione biologica, si sposta la fonte delle stimolazioni in grado di risvegliare le pulsioni di ’Eros. Il bambino ora è più sensibile alle stimolazioni piacevoli che vengono ora da una parte del corpo ora dall’altra e orienta diversamente la sua carica libidica. Secondo Freud si succedono cinque fasi psicosessuali, in ciascuna delle quali è investita una specifica zona corporea.
1)   Fase orale (0 – 1 anno) Il centro di piacere è la zona orale: lingua, cavo orale. E’ il periodo dell’allattamento. Il bambino, secondo Freud, in questa fase sviluppa attaccamento per la persona che soddisfa le sue pulsioni orali, di regola la madre.
2)   Fase anale (1 – 3 anni) E’ il periodo in cui il bambino impara a controllare gli sfinteri. L’ano diventa sensibile perché l’innervazione di quella zona sta maturando per consentire il controllo volontario dei muscoli. Anche fatti sociali contribuiscono a concentrare l’attenzione del bambino in quell’area del corpo, perché i genitori cominciano a chiedergli di trattenere i suoi bisogni fisiologici e decidere il momento per espletarli.
3)   Fase fallica (3 – 5 anni) La sensibilità si sposta sui genitali. Il fenomeno più importante di questo periodo è il complesso di  Edipo, descritto in maniera convincente per i maschi e più fumosa per le femmine. Il bambino comincia a vedere vagamente nella madre un oggetto sessuale. Non si tratta di pensieri e propositi precisi, ma di sentimenti sfumati, essenzialmente inconsci. Il padre, che può accedere al corpo della madre con una facilità a lui non concessa (ad esempio, dorme con lei), appare una specie di rivale in amore. Tuttavia è anche figura potente, da temere, che può punirlo e persino castrarlo. Perciò il bambino è combattuto tra principio del piacere e desiderio della madre da una parte e dall’altra principio di realtà e rispetto del padre. Come reazione di difesa, per vincere l’ansia che ne deriva, si identifica con il padre e cerca di diventare come lui, nei pensieri e nei comportamenti. Così si sente sicuro, perché lo asseconda e ne assume la forza. E’ qui che comincia l’interiorizzazione dei valori adulti e si forma il primo nucleo di coscienza morale, del Super-Io.
4)   Fase di latenza (5 – 12 anni) E’ un periodo di calma, di ricomposizione e preparazione all’ondata evolutiva successiva.
5)   Fase genitale  (12 – 18 anni) La pubertà risveglia l’interesse sessuale. Il grande cambiamento di questo periodo è lo spostamento all’esterno del proprio corpo della parte di eccitazione, che porta all’amore eterosessuale e alla sessualità matura.

Il percorso verso la maturità sessuale non è scontato e privo di problemi. In ciascuna fase occorre un giusto grado di gratificazione, le pulsioni non devono trovare scarsa soddisfazione, né troppa. Altrimenti si può avere fissazione: il bambino continua a investire quella zona corporea anche andando avanti con gli anni.
Lo sviluppo psicosessuale per Freud condiziona non solo la sfera specifica della sessualità, ma tutto il mondo affettivo dell’individuo e la formazione della personalità. Ad esempio, una persona che si è fissata in fase orale, da adulta potrà essere un fumatore o mangiare molto e ingrassare. Continua a cercare soddisfazione con la stimolazione orale e questo influisce sui suoi comportamenti, le scelte che fa e la personalità. […]
Considerata nel suo complesso, la teoria di Freud va lasciata così com’è: meglio prenderla come una descrizione suggestiva dell’esperienza psicologica, che può fare da ricca fonte di suggerimenti per la ricerca, e non come una vera e propria teoria scientifica. Più che teorie scientifiche, infatti, produce una lettura della realtà osservata (soprattutto esperienze cliniche e di malattie mentali e psicoterapia) secondo un dato linguaggio, uno dei tanti modi di raccontare la realtà.

(Brano tratto da: Adele Bianchi – Parisio Di Giovanni: “Psicologia in azione”, Paravia Bruno Mondadori Editore, Torino, 2000, pgg. 438, 439, 440.)